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<kml xmlns="http://www.opengis.net/kml/2.2" xmlns:gx="http://www.google.com/kml/ext/2.2" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><NetworkLinkControl><minRefreshPeriod>180</minRefreshPeriod><linkName><![CDATA[Dialogo civico, opinioni di Virginio Rognoni.]]></linkName><linkDescription><![CDATA[<span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Martedi 24 settembre 2019 H 15,10</span>
<span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Bio: </span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Corsico, 5 agosto 1924, giurista e politico.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Laureato in giurisprudenza all'Università di Pavia, borsista Fulbright all’Università di Yale fra il 1949 e il 1950, professore di Istituzioni di diritto processuale a Pavia, ha esercitato la professione di avvocato. </span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Ministro dell'Interno dal 1978 al 1983, successivamente Ministro di Grazia e giustizia, Ministro della Difesa, Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura dal 2002 al 2006.</span>
<span style="font-family:georgia, palatino, serif;"><br /><img src="/files/infodiscs/tiny_imgs/1/F60FC25.jpg" alt="" width="400" /><br /></span>
<br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Attualissimo e prezioso è il ricordo di Guido Calogero; “maestro del dialogo”, come di lui disse Norberto Bobbio, un altro padre della nostra democrazia repubblicana. Un dialogo da valere come principio morale a tutti i livelli, qualunque siano le ragioni dell’incontro e dello scambio fra le persone. Massimamente nella competizione politica dove le parti in gioco disputano sul potere, il dialogo deve essere autentico e severo.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Calogero ne parlava già sui fogli dell’antifascismo clandestino negli anni trenta e primi anni quaranta quando grande era il consenso a Mussolini ma già si avvertiva, con la fine della guerra, la caduta del nazifascismo. Ecco perché è prezioso il ricordo dell’insegnamento di Guido Calogero; la democrazia, di cui c’è chiara lettura nella nostra Costituzione repubblicana, sembra oggi minacciata dall’inganno di un falso dialogo, quello, ormai generalizzato fra i “giocolieri” della tastiera digitale.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Certo, come sempre accade, la comunicazione tecnologia è a disposizione di tutti, ma, in effetti, se ne appropria compiutamente solo una minoranza. Solo una minoranza, infatti, è in grado di servirsi di un “blog” dove il proprio pensiero è sufficientemente spiegato tanto da rendere possibile un rapporto dialogico con altri soggetti, ugualmente preparati. Ma la gran massa delle persone, le moltitudini si fermano al “tweet” o perché non sono in grado di andare oltre (è questa una constatazione che bisogna avere il coraggio di ammettere; lo ammette, indirettamente, l’art. 3 della stessa nostra Costituzione repubblicana) o perché si sentono appagate dal “botto” elementare del “tweet”. Trovandovi, addirittura, il gusto e il piacere del gioco.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Di più; sembra incontenibile la voglia di stare, attraverso il “tweet” quotidiano, nella straordinaria galleria della rete, accanto a nomi di personaggi conosciuti in tutto il mondo; la rete, insomma, sentita come una formidabile fuoriuscita dell’anonimato. Muore l’”uomo qualunque” e nasce il “follower”, pronto agli ordini e al comando del personaggio di riferimento. E così si chiude senza alcun dialogo l’aggancio fra l’uomo forte e il “suo popolo”. </span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">“Dalla democrazia ad una postdemocrazia a guida (o dominazione) tecnologica”? Non è affatto da escludere.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Ma se questo è il paesaggio politico che abbiamo davanti si impone la classica domanda ricorrente di volta in volta nella storia: che fare? Che fare per non perdere il valore e la ricchezza della democrazia?</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Io non credo – ma vorrei tanto essere contraddetto – che le nuove manifestazioni digitali, i social ci siano di aiuto. Comunque ci sono sempre altre risorse su cui puntare.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Parto da una osservazione che mi pare corretta.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Nel nostro paese esiste uno scarto fortissimo fra la estensione dell’area del volontariato dove c’è autentico dialogo fra persone che partecipano a mille iniziative di solidarietà e l’area della militanza politica che, invece, è modesta e dove il dialogo manca o è povero e scarso. Una realtà negativa che fa perdere alla Repubblica il respiro necessario di cui ha bisogno. Occorre rovesciare il tavolo; ma come? Per esempio introducendo massicciamente nel dibattito politico, nel dibattito fra i partiti il grande tema dell’ambiente, del cambiamento climatico, i temi, insomma, dello sviluppo sostenibile che sfuggono alla presa nazionalistica; temi che hanno per oggetto beni avvertiti universalmente quali beni comuni, come la “cura del pianeta” di cui parla, con espressione felicissima Papa Francesco. Già in tutto il mondo i giovani dialogano su queste problematiche e continueranno a farlo nei partiti di elezione pur sapendo che le decisioni si prendono in questa area. Il sistema, che poi è l’area della democrazia, avrà un sicuro vantaggio perché, per dirla come Calogero, dove c’è dialogo c’è democrazia.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">                        Virginio Rognoni</span>]]></linkDescription><expires>2026-06-24T18:58:05+02:00</expires></NetworkLinkControl><Document id="InfodiscPostLoc190,InfodiscDefault1,InfodiscPost1"><name><![CDATA[Dialogo civico, opinioni di Virginio Rognoni.]]></name><atom:link href="https://puntaala.fondazionercm.it/infodiscs/view/190" rel="related"/><description><![CDATA[<span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Martedi 24 settembre 2019 H 15,10</span>
<span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Bio: </span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Corsico, 5 agosto 1924, giurista e politico.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Laureato in giurisprudenza all'Università di Pavia, borsista Fulbright all’Università di Yale fra il 1949 e il 1950, professore di Istituzioni di diritto processuale a Pavia, ha esercitato la professione di avvocato. </span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Ministro dell'Interno dal 1978 al 1983, successivamente Ministro di Grazia e giustizia, Ministro della Difesa, Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura dal 2002 al 2006.</span>
<span style="font-family:georgia, palatino, serif;"><br /><img src="/files/infodiscs/tiny_imgs/1/F60FC25.jpg" alt="" width="400" /><br /></span>
<br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Attualissimo e prezioso è il ricordo di Guido Calogero; “maestro del dialogo”, come di lui disse Norberto Bobbio, un altro padre della nostra democrazia repubblicana. Un dialogo da valere come principio morale a tutti i livelli, qualunque siano le ragioni dell’incontro e dello scambio fra le persone. Massimamente nella competizione politica dove le parti in gioco disputano sul potere, il dialogo deve essere autentico e severo.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Calogero ne parlava già sui fogli dell’antifascismo clandestino negli anni trenta e primi anni quaranta quando grande era il consenso a Mussolini ma già si avvertiva, con la fine della guerra, la caduta del nazifascismo. Ecco perché è prezioso il ricordo dell’insegnamento di Guido Calogero; la democrazia, di cui c’è chiara lettura nella nostra Costituzione repubblicana, sembra oggi minacciata dall’inganno di un falso dialogo, quello, ormai generalizzato fra i “giocolieri” della tastiera digitale.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Certo, come sempre accade, la comunicazione tecnologia è a disposizione di tutti, ma, in effetti, se ne appropria compiutamente solo una minoranza. Solo una minoranza, infatti, è in grado di servirsi di un “blog” dove il proprio pensiero è sufficientemente spiegato tanto da rendere possibile un rapporto dialogico con altri soggetti, ugualmente preparati. Ma la gran massa delle persone, le moltitudini si fermano al “tweet” o perché non sono in grado di andare oltre (è questa una constatazione che bisogna avere il coraggio di ammettere; lo ammette, indirettamente, l’art. 3 della stessa nostra Costituzione repubblicana) o perché si sentono appagate dal “botto” elementare del “tweet”. Trovandovi, addirittura, il gusto e il piacere del gioco.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Di più; sembra incontenibile la voglia di stare, attraverso il “tweet” quotidiano, nella straordinaria galleria della rete, accanto a nomi di personaggi conosciuti in tutto il mondo; la rete, insomma, sentita come una formidabile fuoriuscita dell’anonimato. Muore l’”uomo qualunque” e nasce il “follower”, pronto agli ordini e al comando del personaggio di riferimento. E così si chiude senza alcun dialogo l’aggancio fra l’uomo forte e il “suo popolo”. </span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">“Dalla democrazia ad una postdemocrazia a guida (o dominazione) tecnologica”? Non è affatto da escludere.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Ma se questo è il paesaggio politico che abbiamo davanti si impone la classica domanda ricorrente di volta in volta nella storia: che fare? Che fare per non perdere il valore e la ricchezza della democrazia?</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Io non credo – ma vorrei tanto essere contraddetto – che le nuove manifestazioni digitali, i social ci siano di aiuto. Comunque ci sono sempre altre risorse su cui puntare.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Parto da una osservazione che mi pare corretta.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">Nel nostro paese esiste uno scarto fortissimo fra la estensione dell’area del volontariato dove c’è autentico dialogo fra persone che partecipano a mille iniziative di solidarietà e l’area della militanza politica che, invece, è modesta e dove il dialogo manca o è povero e scarso. Una realtà negativa che fa perdere alla Repubblica il respiro necessario di cui ha bisogno. Occorre rovesciare il tavolo; ma come? Per esempio introducendo massicciamente nel dibattito politico, nel dibattito fra i partiti il grande tema dell’ambiente, del cambiamento climatico, i temi, insomma, dello sviluppo sostenibile che sfuggono alla presa nazionalistica; temi che hanno per oggetto beni avvertiti universalmente quali beni comuni, come la “cura del pianeta” di cui parla, con espressione felicissima Papa Francesco. Già in tutto il mondo i giovani dialogano su queste problematiche e continueranno a farlo nei partiti di elezione pur sapendo che le decisioni si prendono in questa area. Il sistema, che poi è l’area della democrazia, avrà un sicuro vantaggio perché, per dirla come Calogero, dove c’è dialogo c’è democrazia.</span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;">                        Virginio Rognoni</span>]]></description><Placemark><name><![CDATA[Dialogo civico, opinioni di Virginio Rognoni. - Cultura]]></name><description><![CDATA[<div style='width:270px;max-height:220px;overflow:auto;margin-top:10px'><div style=''><h4><a href="https://puntaala.fondazionercm.it/infodiscs/view/190">Dialogo civico, opinioni di Virginio Rognoni.</a></h4><div class="info-messages"> <span style="display:block"><img src="https://puntaala.fondazionercm.it/img/icons/map.png" width="16" height="16" />Via del porto, Punta Ala</span><span style="display:block"><img src="https://puntaala.fondazionercm.it/img/icons/clock.png" width="16" height="16"  />2019-09-24 15:09:21</span></div></div>]]></description><Style id="marker23"><IconStyle><Icon><href>https://puntaala.fondazionercm.it/files/markerset/2A9D22D.png</href></Icon></IconStyle></Style><Point id="geoshape_2"><coordinates>10.7493979,42.7983624,0</coordinates></Point></Placemark></Document></kml>    
